
Trench A

Trench B

Trench C

Arch near Trench D

Trench E

from Blue Guide 2001
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mappa detagliata
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Com’è iniziato lo scavo
Il progetto, elaborato da The American Institute for Roman Culture (dott.
Darius A. Arya e Arch. Thomas Rankin), in concessione del Ministero per
i Beni e le Attività Culturali, ha coinvolto Oxford University
(dott. Andrew Wilson), e Stanford University (dott.ssa Jennifer Trimble).
Insieme hanno registrato il monitoraggio scientifico dello spazio pubblico,
religioso e commerciale ai confini del Foro romano, nei periodi repubblicano,
imperiale e tardo romano. L’area scelta per l’investigazione
si trova alla congiuntura tra la zona religiosa (Tempio dei Castori, Lacus
Iuturnae, “Tempio di Augusto” e, nel periodo paleocristiano,
S. Maria Antiqua e l’Oratorio dei Quaranta Martiri) e la regione
commerciale – gli Horrea Agrippiana sul Vico Tusco che porta giù
al Velabro. Gli studiosi si sono posti le seguenti domande: come influiva
il commercio in questa area di spazio pubblico nel cuore di Roma, e che
tipo di attività commerciali si svolgevano qui? E ancora, la situazione
cambiò con il tempo – le attività commerciali diminuirono
a causa della crescente monumentalizzazione del Foro, oppure la popolazione
crescente e l’importanza di Roma crearono un’intensificazione
dell’attività commerciale al centro?
Che cosa abbiamo trovato
Il palazzo di Caligola
Dott. Arya osserva che Svetonio narra che Caligola estese parte del suo
palazzo fino al Foro e trasformò il Tempio di Castore e Polluce
nel suo vestibolo (partem Palatii ad forum usque promovit atque aede Castoris
et Pollucis in vestibulum transfigurata). Dio Cassio narra che Caligola
tagliò il Tempio dei Castori tra le due statue e costruì
l’entrata del suo palazzo.
Eppure, aggiunge dott. Wilson, prima dello scavo, nessuna evidenza materiale
ha mai provato la fondatezza di queste fonti. Infatti, gli studi precedenti
hanno ipotizzato che ci fosse un ponte di legno ad unire il palazzo di
Caligola con il tempio. Secondo questa ipotesi, tale ponte era a cavallo
di una strada che divideva il palazzo di Caligola dal Tempio dei Castori.
In realtà, lo scavo ha dimostrato che questo ponte non è
mai esistito e che questi supposti due ambienti costituivano una sola
struttura. Dunque, nel costruire il suo palazzo, Caligola ha interamente
obliterato una strada la cui esistenza è stata creduta fino ad
oggi.
Che cosa hanno rivelato i nuovi scavi rispetto agli studi precedenti?
Gli scavi precedenti di Prof. Henry Hurst di Cambridge University e Dora
Cirone di Arkgeo avevano già indicato l’orientamento obliquo
delle fondazioni del Palazzo di Caligola. Il nostro scavo ha dimostrato
che tale andamento prosegue fino ad incontrare il Tempio ed a circondarlo
sul lato orientale. I resti delle reti fognarie, databili allo stesso
periodo del palazzo di Caligola, confermano che il palazzo proseguiva
fino al Tempio e che la strada, in quel periodo, non esisteva più.
Tali ritrovamenti non si riducono ad una semplice questione topografica,
dichiara dott.ssa Trimble, ma gettano una nuova luce sul modo in cui l’imperatore
manipolò lo spazio pubblico e sul suo atteggiamento nei confronti
dei romani. Le sue azioni, infatti, si sono spinte fino all’espropriazione
degli spazi pubblici e la soppressione di strade e modalità di
circolazione. Il suo atteggiamento fu ben diverso da quello di Augusto
il quale si è distinto per la sua attenta conservazione degli allineamenti
stradali a nord del suo foro. Inoltre, è importante sottolineare
che il posizionamento del palazzo di Caligola a ridosso ed intorno al
Tempio dei Castori sottintendeva necessariamente una volontà di
relazione assai stretta con gli dei.
Secondo Dio Cassio, dopo la morte di Caligola, l’imperatore successivo,
Claudio, restituì il tempio dei Castori agli dei. I ritrovamenti
dello scavo attuale permettono di dare una nuova interpretazione alle
parole di questo autore, e cioè che la ristrutturazione citata
implicò lo smantellamento di quella parte del palazzo di Caligola
che si accostava e circondava il Tempio. Le tracce di questa risistematizzazione
sono evidenti nella prima trincea dove sono stati trovati i resti della
ristrutturazione di una strada presso la parte orientale del Tempio.
La Via dei Condotti dell’antichità
Le fonti epigrafiche e letterarie registrano la vendita di beni prestigiosi,
quali l’incenso, profumi e tessuti nell’area post aedem Castoris
sul Vico Tusco e negli Horrea Agrippiana.
Nessuna investigazione precedente ha mai esaminato la funzione commerciale
di queste aree e la loro datazione durante le complesse fasi tardo-antiche.
Queste aree, vicine al cuore di Roma, probabilmente avevano un valore
commerciale assai alto. I vestiarii (commercianti di vestiti) degli Horrea
Agrippiana sono elencati in alcune iscrizioni. Il vicus Tuscus era anche
conosciuto come il vicus Thurarius (incenso). Le ceramiche e monete trovate
dentro l’angolo nord-ovest degli Horrea Agrippiana, mai scavati
dopo la loro scoperta nel 1900, indicano l’esistenza di uno strato
databile al quinto secolo d.C. Ulteriori investigazioni riveleranno la
natura delle attività commerciali svolte negli Horrea in precedenza.
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